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Two Calls for Vajont. Casso

L’occasione per un’istallazione artistica in un luogo carico di memoria, come la diga del Vajont e i paesi che hanno direttamente subito la catastrofe del 1963, per noi deve essere un momento di riflessione, prima di tutto su come il ritorno o la visita in questi luoghi possa costituire un’esperienza intensa e di qualità. Abbiamo pensato di proporre un’istallazione attiva perché deve coinvolgere l’osservatore non passivamente ma attraverso uno stimolo che amplifichi la percezione visiva; allo stesso tempo però deve indurre ad una riflessione attraverso un ribaltamento del consueto atteggiamento di confronto visivo con il luogo. Andare oltre significa esser capaci di vedere in maniera nuova. La luce in questo caso può essere il catalizzatore delle azioni e dell’attenzione verso l’edificio della scuola di Casso ma anche verso il paesaggio. 

Attraverso un solo dispositivo creiamo una serie di situazioni percettive che destabilizzano l’osservatore dal consueto atteggiamento visivo. La luce artificiale è posizionata sul retro di un pannello che sostiene uno specchio in coincidenza con l’apertura centrale alla facciata: questo si distacca leggermente dal filo del muro consentendo alla luce di illuminare sia l’interno che la facciata. Di notte si potrà osservare una luce di taglio sul muro che evidenzierà la profondità e la vibrazione delle irregolarità della superficie che, soprattutto in questo caso, possiede una carattere tridimensionale importante più che unicamente bidimensionale. Anche i suoi confini si rompono, la luce sfuma ma non definisce la fine del muro.

All’interno l’attenzione dell’osservatore viene catturata dalla luce proveniente dall’apertura. All’esterno lo specchio riflette la luce diretta e l’immagine del paesaggio circostante: ci richiama con un bagliore quando risaliamo la valle, ci costringe a voltarci se il riflesso colpisce intensamente il nostro sguardo. Ad un certo punto possiamo accorgerci che la luce riflessa illumina il monte Toc con un punto che percorre un ideale linea sulle sue pendici. Attraverso una serie di stimoli visivi la luce ci porta a spostarci e a mettere quindi in relazione l’interno della scuola con l’esterno, l’edificio e il paesaggio circostante.