Crose

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Crose

Crose parla di una dualità di contorni, esprime come la sacralità dell’oggetto di culto non svanisca in un solo momento ma si mantenga pulsante nel correre dello sguardo da uno all’altro bordo. Un bordo che nel suo rapporto con il mondo si inverte, ciò che ora è l’interno comprime lo spazio che era esterno in una linea imprecisa e indefinita che ci lascia in uno stato di sospensione in cui i significati non si esauriscono ma si svelano e si affievoliscono continuamente.

La bellezza e matericità della briccola esprimono il senso di questi bordi. L’anima del legno e la precisione del taglio raccontano di un contrasto: ciò che il taglio del legno mette in luce come noto e finito divenendo bordo esterno perde la sua continuità nel rapporto con il mondo. Il bordo consumato invece parla di una casualità che trova però nel vuoto interno la figura della croce, ci fa intravedere nel nulla il simbolo della salvezza. 

Si svela un’impronta che racconta di una duplicità di rapporti spaziali, un’impronta che svela una “venezianità”, la laguna che si espande la dove lo sguardo si perde e la città densa e meandrica di Venezia che racchiude in sé la dimensione del mondo lagunare.